Il brutto anatroccolo: l’esiliato

Il brutto anatroccolo: l’esiliato

[IL BRUTTO ANATROCCOLO:L’ESILIATO]
Con la terza fiaba del ciclo Le Fiabe Wild, incontriamo oggi una fiaba molto conosciuta e molto calda: la storia del Brutto Anatroccolo.
Chi non si è mai sentito un po’ brutto anatroccolo nella sua vita?
In chiave wild, l’anatroccolo è simbolo della natura selvaggia che, se compressa in situazioni povere di nutrimento, istintivamente lotta per liberarsi, qualunque cosa succeda.
Nella donna selvaggia, la resistenza e con lei la resilienza sono una delle sue massime forze.
Il brutto anatroccolo non è brutto, semplicemente non è come gli altri. E l’unica possibilità che egli ha, respinto dalla madre che lo vorrebbe invece come tutti gli altri, è quella di scappare e di andare in ricerca.
Lui si dà da fare, non si arrende.
L’esiliata è allontanata e nel tempo stesso sospinta proprio nelle braccia della sua pelle vera e psichica: è la sua fortuna, perché così può trovare la sua vera se stessa.
Così può desiderare di più e meglio.
Iniziare il proprio cammino, a volte solitario, in ricerca di un luogo migliore, dove poter crescere, respirare ed essere libere, è la spinta più vera per chi è donna selvaggia.

Accettiamo allora di essere cigni, andiamo a cercare il nostro popolo di cigni, guardiamo in faccia la nostra realtà, che magari è di cigni allevati da topi…

Non cedere, troverai la tua strada, anche da esiliato, troverai la tua terra e il tuo popolo, proprio come il brutto anatroccolo.

e tu come ti senti? in terra straniera?
ti sei adattato o scalpiti perché è troppo stretto dove sei?

buona settimana

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