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Le parole che non ho detto

Quanto potere hanno le parole non dette?

Oggi è la decima giornata del percorso “Ho un appuntamento con me stessa”: – Le parole che non ho detto – .

E’ un tema importante e mi piace condividere alcune riflessioni con te.

Ci sono parole, frasi, sentimenti che non abbiamo mai avuto il coraggio di dire. E abitano in noi, nel nostro mal di pancia che ci sorprende di notte, nei nostri silenzi senza spiegazione, in uno sguardo abbassato, nei kg di troppo, nel fiato che ci manca all’improvviso.

Quante volte sei tornata su una scena, in una situazione con l’immaginazione e hai immaginato quello che avresti voluto dire?

Quante parole non dette navigano dentro di te, quante nascoste, sospirate nella solitudine, che diventano mal di fegato, rughe, dolore alle spalle, pesi pesanti che ti accartocciano, pieghe agli angoli delle labbra, sguardi spenti, tristezza di sguardo. E quanti muri queste parole hanno creato? Nelle relazioni e dentro di te?

Sono parole dell’infanzia, di quando siamo state ferite nell’anima da una reazione superficiale verso qualcosa che per noi era importante, sono quelle parole che ci sono piovute dentro come lacrime di sangue, in una lite con una persona alla quale noi avevamo dato molta importanza.

Quelle parole soprattutto che noi avremmo voluto e potuto dire, ma non abbiamo mai detto.
Non sono le parole della recriminazione e del rivangare il passato.

Ma sono le parole del nostro esistere. Appartengono a quel movimento di pulizia interiore e di alleggerimento che ci è dovuto, per sentire che la vita ci appartiene e per darci il permesso di esistere. E per aprire spazio al nuovo.

Mi sono sentita ferita (quando hai detto o fatto…). Ti voglio bene. Vorrei stare del tempo con te. Non mi sento vista da te. Ho bisogno di te. Come siamo giunti fino a questo punto? Voglio ricominciare. Mi sono sentita aggredita dalle tue parole. Avrei voluto tempo e ascolto.

Tutte e tante altre, le tue, quelle della tua storia, sono chiuse, le hai chiuse, ingoiate fino in fondo, sempre più in profondità, schiacciate con un grande dispendio di energia, di impegno, di notti insonni e di spalle voltate, di sforzo perché non uscissero. Quelle che ritornano in te, sotto altre forme o nei pensieri che ti ossessionano…

Ho bisogno di te…

Quante di noi sono cresciute con questa convinzione? Io non posso essere ascoltata, ogni volta che cerco di dire i miei sentimenti vengo respinta… mai nessuno mi ascolterà…

E pensiamo di dover urlare per essere ascoltate, di dover compiere gesti eclatanti, di battere i pugni, di diventare uomini energici perché loro sì che sanno farsi valere, di dover scegliere una vita da vittima per farci forse finalmente notare, quando sarebbe stato sufficiente dire quella parola, in quel momento…

Insomma di diventare altro da chi siamo.

Crediamo di dover cambiare le nostre parole perché queste vengano ascoltate, come se esistessero parole e sentimenti accettabili e dicibili. E come se le nostre non lo fossero mai…

Anche qua c’è tutto il potere delle parole, anche di quelle non dette, forse ancora di più. Esse continuano a vivere nel nostro inconscio, ci ronzano nella testa all’improvviso o come sottofondo musicale, bussano ogni tanto alla nostra porta.

Che cosa è possibile?

Nel rispetto della sacralità delle nostre parole e di noi stesse, è possibile trovare un nostro modo per dirle, finalmente. Almeno con un passo, di oggi. Dirle per prime a noi stesse. Dar loro il diritto di abitare dentro di noi, senza giudizio, ma riconoscendo loro la legittimità che hanno di diritto, in quanto nostre.

Scrivile allora su un foglio, su un muro… Scrivi una lettera a un tu del tuo passato. Scegli tre persone importanti della tua vita alle quali sai di voler dire. E scrivilo. Fai questo passo, per onorare te stessa e per ritrovare la tua leggerezza. Poi sceglierai che cosa fare di questa lettera. Ora scrivila e ascolta quello che accade in te.

Io … ti avrei voluto dire, in quel momento, avrei voluto urlarti con tutto il dolore che avevo, con tutto l’amore, con tutta la mia vita che ho dentro, che… volevo… avrei voluto… sognavo… avevo bisogno…

Un abbraccio.

Roberta wild

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