Quanto coraggio ci vuole ad essere felici?

Quanto coraggio ci vuole ad essere felici?

Le cose belle arrivano, anche per te. Perché l’universo (o chi per lui…) ti prende sul serio e se ci metti impegno autentico, lui ti ascolta. E tu? Ti prendi sul serio nei tuoi desideri? O li liquidi come irrealizzabili perché sotto sotto ne hai paura? Che cosa accadrebbe dentro di te se i tuoi sogni si realizzassero? Che cosa dovresti lasciar andare???

Quando qualcosa di bello arriva, che hai desiderato tanto… che cosa accade spesso? Andiamo in tilt. Siamo talmente abituate a vivere nel regno del non va bene nulla e per ottenere questo e quello devo fare una fatica immane, che, quando arrivano riconoscimenti, gioia, eventi che attendevamo, andiamo in panne. A volte addirittura non lo riconosciamo come tale, perchè non è proprio per filo e per segno come lo avevamo immaginato. (Santo controllo!!!)

Che cosa possiamo fare?

O ci autoboicottiamo inconsciamente per mantenere lo status quo e quindi attiviamo tutti i nostri guerrieri pronti a far sì che si rientri in fretta nell’ordine precedente; oppure possiamo fermarci, stare e godere.

Ma non sempre siamo pronte per godere, e non ci crediamo. Crediamo di più al non va bene, stiamo state educate a dare maggiore credito a quella santa realtà dove le cose eerano grigie, tutte uguali, faticose e pesanti. Lo abbiamo nutrito e alimentato per anni. Abbiamo fatto di tutto perchè non morisse. Gli abbiamo dato un gran potere e ci siamo imegnate a conservarlo.

Quando giunge un evento in cui finalmente possiamo essere riconosciute e comunque felici, che può aprire un sentiero largo e leggero, quasi quasi non ci crediamo. Troppo tempo nascoste nel buio. Troppo a lungo timorose, affamate. Come quando si digiuna per tanto tempo, il primo pasto rischia di farci male.

Anche per la gioia ci vuole tempo, ci si deve abituare. Abbiamo bisogno di fidarci della gioia, dobbiamo annusarla anche un po’ da lontano, prima di iniziare a camminarci dentro con passo sicuro.
Dobbiamo tranquillizzare i nostri guerrieri che si sono allertati, dire loro che possono provare a stare tranquilli, che possono sempre intervenire in un secondo momento. Di lasciarci in pace insomma. Non li stiamo uccidendo, ci sono serviti per tanto tempo. Ma possono anche riposare un po’.

So che non sei abituata, so che la gioia, come il potere, spaventa. La luce, a chi è stato cieco per tanto tempo, se troppo abbagliante e improvvisa, fa male. Bisogna iniziare con gli occhi socchiusi. So che si scatenano mille mille emozioni, e che vedi soltanto una possibilità per reggerle tutte: ritornare al tuo solito modo di fare, di affrontare le situazioni. Pensare che intanto non è vero, che finirà presto e respingere.

Come? Con una battuta mal detta, con una smorfia, con una rigidità del corpo, non riconoscendo che era quello che desideravi, rimettendoti dentro a degli schemi, facendo le mosse sbagliate, scappando, come sai fare bene. E ripensando a quelle altre volte in cui credevi sarebbe finalmente andato tutto bene, e poi è finito, e poi era un’illusione. Quanto di tuo ci hai messo le altre volte per farla andare male?

Quanto ti impegni perché la tua vita vada male?

Per poter continuare a stare nel tuo copione da vittima?

Quanto coraggio ci vuole ad essere felici…

So che ti senti come una bambina che sta appena imparando a camminare. Di quale sostegno hai bisogno per muovere i primi passi? Come la puoi rassicurare?

Un abbraccio

Roberta

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