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Quanto era di valore e buono quel panino

Facciamo un po’ di autosvelamento…

In questo periodo della mia vita, recente, stanno avvenendo alcuni cambiamenti professionali: sto preparando il nuovo sito, che avrà solo più il mio nome (robertabailo.com), e con il mese di giugno concluderò il master in coaching che mi ha condotta in questi anni a cambiare la mia professione e a ritrovarmi con persino l’attestato di coach supervisore (wow!).

Non entro nei dettagli di tutto quello che questi due cambiamenti comportano, ma voglio condividere con te alcune riflessioni che credo ti possano aiutare.

Mi trovo inaspettatamente e contemporaneamente a vivere sia una fase di chiusura di un periodo importante della mia vita professionale e sia, nello stesso tempo, ad aprire un nuovo capitolo. In un passato anche non tanto lontano avrei vissuto entrambe le situazioni con sentimenti contrastanti. Da un lato ansia da abbandono, per la chiusura di un periodo importante, in cui mi sarei chiusa un po’ a riccio e triste triste mi sarei detta “e adesso come farò?” e dall’altro ansia da prestazione che poteva suonare così “chissà se piacerà, oddio come lo faccio, devo metterci tutto…”.

Non ti nego che una parte di me ha cercato (in modo più soft però) di farmi vivere in questo modo e un po’ ha spinto in questi giorni.

Ma io ormai sono cambiata.

Qual è stato uno dei grandi cambiamenti che sto vivendo? Ho smesso di approcciarmi alla mia realtà così, smesso di vedere tutto in avanti, proiettata già sul dopo, sul da farsi ancora, senza stare nel presente. Ma non mi sono costretta, ormai mi viene naturale. L’ho scoperto grazie ad un grande strumento che nel mio percorso di coaching gestaltico (veramente lo conoscevo già da counselor, ma non ne avevo assaporato la grande potenzialità) è il post contatto (secondo il ciclo di contatto della Gestalt).

In breve, il post contatto è quel momento di grande godimento in cui entri dopo che, avendo avuto fame, ti gusti il fatto di esserti mangiato quel panino che tanto volevi. E del panino ripercorri i gusti che hai assaporato. Insomma te ne stai lì con la pancia piena e ti dici “ah come sto bene, ora che ho soddisfatto il mio bisogno di mangiare, quel panino era proprio buono!“.

Ecco, il mio panino sono questi ultimi tre anni. Nel ripercorrere la strada fatta fin qua, sto ritrovando nuove risorse di me che ho scoperto, che ho reso realtà, che ho messo in campo, che non credevo di avere e rivedo quanto valore ho già vissuto. Cresce in me, facendo questo minuzioso percorso a ritroso, il significato del mio valore professionale e il sentimento di gratitudine per il percorso fatto. Me lo godo e nel goderlo ne vedo tutte le sfaccettature. Scopro, mentre ripercorro i diversi passaggi, che in ogni passo compiuto c’è un ulteriore seme che se gustato porterà lui frutto.

Ecco un grande segreto: il godimento che porta frutto e cambiamento.

Quel godimento che facciamo così tanta fatica a permetterci di vivere.

Siamo veramente educati alla scarsità. Altro che abbondanza! Lì giace un seme per vivere l’abbondanza, quella concreta. Nel godere del già fatto.

Non siamo educati a dare valore, a valorizzare con umiltà sì, ma anche con giusto riconoscimento, quello che siamo e quello che facciamo e abbiamo fatto.

Anni di educazione scolastica in cui era più importante se avevamo preso un voto basso, in cui vedevamo solo quello che non avevamo fatto, se qualcuno era meglio di noi, anni di religione colpevolizzante che ci ha educati al peccato, al non va bene quello che desideri, che provi, che fai.  Insomma possiamo dire, un disastro?

Non si tratta di abbracciare una ribellione che tutto azzeri, che passi sopra il passato ricevuto con una mannaia, ma si tratta di concedersi del tempo per guardare e assaporare il famoso bicchiere mezzo pieno. Un tempo in cui fermarsi e vedere giorno dopo giorno i risultati ottenuti, ripercorrere gli sforzi fatti, per riempirsi di sé, per sorriderne, con quel sorriso pieno e leggero, di chi cede di fronte alle proprie perle, si arrende all’evidenza di sè e ne gode e gioisce.

Quante resistenze mettiamo nel non voler vedere a tutti i costi quello che siamo e abbiamo fatto di buono, mettendoci dopo tanti “sì, però”? perché non vogliamo vedere il nostro potere, non vogliamo scoprire che abbiamo un potere che ha prodotto dei fatti, degli effetti, dei cambiamenti. perché la responsabilità di noi stessi e del nostro successo ci spaventa tanto.

Come dopo aver fatto l’amore, fumarsi quella sigaretta, o stare nel godimento del piacere, e non scappare subito…

Se non si scappa dai propri successi personali, ma ci si sta dentro e li si riconosce, saranno proprio quei successi a nutrirci e da loro, senza sforzo alcuno, scaturiranno, come una sorgente, altri successi, così in modo fluido. Questa una visione mia dell’abbondanza.

Il mio augurio è che anche voi possiate godere, raccogliere con gratitudine per voi stesse i frutti maturi delle vostre azioni e aprirvi alla nuova espansione che vi attende.

Questo è quello che faccio fare alla fine di ogni mio percorso (sulla donna selvaggia, o in quello solo al femminile o in quello sul potere o alla fine di un percorso individuale e di gruppo). Per non scappare dall’esperienza, e dalla vita quindi. Siamo fatti di godimenti in godimenti. Non di mancanze su mancanze.

Roberta

 

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