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Sii tu quel miracolo che stai cercando

Potremmo andare avanti all’infinito.
Dove? Nel mondo delle nostre scontentezze.
Potremmo raccontarcela per sempre e finire, senza essercene rese/i conto.
Siamo talmente abili a trovare scuse per continuare a vivacchiare e stare mediocremente così così, che alla fine ci crediamo anche noi.

Crediamo di più al nostro malessere che non alla possibilità di stare bene e così lo alimentiamo giorno dopo giorno di false promesse, di lamenti, di mancanze, di dubbi e paure.
La paura più grande, quella dell’abbandono.
Abbandonare lo stare “così così” spaventa. Divenuto ormai compagno delle nostre giornate, amico fraterno che ritorna puntuale anche quando ci sembra di stare meglio, non possiamo farne a meno.
Il grigiore di sentimenti di “accontentarsi” colora le nostre vite, vissute sempre a metà. I messaggi esterni concorrono tutti a dirci questo: in tempi di crisi, che cosa puoi desiderare di più? In un momento in cui la famiglia tradizionale è entrata in crisi, non c’è lavoro e sei già fortunata/o se…
Che cosa pretendi tu oggi?
Siamo talmente immerse/i in questa atmosfera che togliersi da questa nebbia diventa sempre più difficile. Soprattutto ad una certa età…E potremmo scegliere allora quella malinconica e vecchia accettazione che sa di abbandono di sogni, di rassegnazione, di nostalgia di tempi che non torneranno più.
A galla in tutto questo mare magnum di rinunce e generale alzata di spalle, che cosa resta? La nostra capacità di andare avanti all’infinito, tra il sognare un’altra vita e quella che poi viviamo nella realtà del giorno dopo giorno, in cui il momento giusto non arriva mai, la decisione giusta non si prende, non accade mai nulla da cogliere al volo per svoltare l’angolo, per dire no, per rompere una relazione, per scegliere gioia e pace. Nulla dall’esterno.
Quel “miracolo” che invece potremmo essere noi a costruire.
Come se la vita dovesse essere veramente soffrire.
Amare è soffrire, e se non soffri almeno un po’ non sei veramente innamorata; le relazioni fanno soffrire e se non soffri almeno un po’ non sai veramente amare; lavorare costa sacrificio duro, e se non lo persegui e sopporti, allora non sei veramente adulto.
Ecco il misconoscimento, ecco l’aria che ci hanno fatto respirare.
Ecco l’aria che respiriamo.
E sembra che altro non ci sia.
E tu dove sei finita/o in tutto questo mare magnum di briciole e umor labile?
Quale evento ti porterà a scegliere la vita per te?
Quale evento dovrà accadere perché tu scelga per te la vita che VUOI vivere? E se fossi tu quell’evento?
Vuoi vivere così?
Se si, almeno sceglilo veramente. Se no, compi un atto concreto, da subito. Ora.
Scrivi una lettera, chiudi un porta, chiedi aiuto, vai a correre, canta.

Roberta

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