Abituati alla gioia

Abituati alla gioia

Non siamo abituate ad essere felici veramente, a stare nella gioia come se fossimo bambine appena nate. Ci vuole lavoro su di sé e allenamento. Soprattutto se questa si radica in un terreno sassoso, martoriato e franato più volte.

La sorgente della gioia ha radici antiche e può fare fatica ad espandersi nelle nostre vite.
Può essere tramandata e con essa anche gli ostacoli che ci impediscono di goderne.

Abbiamo antichi schemi di sofferenza, cuori che ci siamo fatte calpestare, connessioni energetiche difficili da sradicare e così pure convinzioni su come dovremmo essere per … sì anche per essere felici.

La gioia passa da una scelta, talvolta dura e improvvisa, sedimentata in una lunga strada.

Ci vuole radici e terreno. Ci vuole connessione con altro da sé, respiro profondo.

In noi ci sono animali feriti, alcuni ancora rabbiosi che chiedono giustizia, altri che spaventati sono talmente intimoriti da preferire tiepide sofferenze conosciute piuttosto che una gioia duratura.

Ci vuole il fisico e l’energia per reggere la gioia. Quando essa fa capolino in una vita vissuta al minimo. Possiamo reggere quella che è possibile per il nostro livello energetico e lavorare piano piano, piccoli passi dopo piccoli passi, per aumentarne la tolleranza.

Ci vogliono occhi per vederla e apertura interiore per permetterle di entrare.

Abbiamo da curare l’animale ferito e feroce che vive in noi, da proteggere e avvicinarlo lentamente.

Se cerchi di dargli acqua, cibo e amore tutto di colpo non vedrà e ti aggredirà. Spaventato e rabbioso.

Se l’unico modo di essere voluta bene è stato quello di essere non vista, sgridata, giudicata, sarai molto diffidente quando riceverai altro e all’inizio non sarai neppure in grado di riconoscerlo, lo setaccerai con il dubbio, la diffidenza e forse non lo vorrai neppure. Perché estraneo e sconosciuto. Cercherai chi non ti ama o non ti può amare. Perchè solo quello conosci.

Non avrai orecchie per intendere e occhi per ascoltare. Il passaggio al cuore sarà chiuso. Avrai da tradire chi o che cosa ti sta tenendo in gabbia.

Persino l’amore vero può essere respinto da chi ha il cuore talmente reso chiuso e spaventato dal dolore che anche solo un abbraccio lo può terrorizzare e fare molto male. E si può non sentire, essersi talmente anestetizzate da non avere i sensi risvegliati.

Ci vogliono tempi lenti e lunghi di cura e di individuazione del drago ferito perché questo possa essere avvicinato.

Parole di cura e di protezione, avvicinamenti lenti e a distanza, ridotta poco per volta. Attivazione dei sensi in sicurezza.

C’è da incontrare lo sguardo con amore, con carezze e con il corpo che sente tutta la dolcezza e l’amore.

Piccolo animale ferito e spaventato un cuore che non conosce l’amore gratuito e che ha trovato solo altre ferite che gli hanno confermato che non poteva chiedere altro.

Come si fa? Un cuore che non sa, che ha talmente paura da nascondersi e da credere che il vero amore sia poco tempo, poche attenzioni, e anzi meno ce ne sono meglio è. Paradossale sembra, lo so.

Ma perché non hai le parole, non hai lo sguardo, e la paura sale e basta e allora il corpo non sente perché ti sei abituata così, ad andartene quando arriva qualcosa di diverso e sconosciuto. Hai alzato un tale muro di protezione che alla fine non sai come abbatterlo. Per lasciar entrare. Non sai lasciar entrare.

Le porte sono chiuse e aperte solo quelle libere per le critiche e i giudizi. Talmente tanto che ancora dopo anni e anni resta un dubbio, resta un’incertezza che tu non stia sbagliando poi…

Resta il desiderio a tenere testa a quell’animaletto spaventato che diventa ringhioso e spaventoso se si avvicina un po’ di amore vero. Resta il desiderio e la fame profonda di vero amore, di un vero abbraccio, di calore di corpo, di desiderio sincero.

Resta con la paura, quella che ti fa scappare sotto le coperte e chiudere gli occhi per non sentire.

Troppo conosciuta la paura, troppo amica solo lei.

Così non sai come lasciar entrare e lasciarti riposare in un vero amore.

Non sai come si fa a stare e a non scappare. Non sai come si fa a godere.

Fermati allora.

Riposa, datti tempo, coccola e cura quel drago ferito che protegge il tuo cuore.

Giungerà il tempo, insieme troverete piccole aperture quando il giusto amore arriverà, goccia dopo goccia. E imparerete l’arte della fiducia e della gioia. Con pazienza e gratitudine.
Ti raggiungerà quando sarai pronta.

Un abbraccio.

Roberta

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