Io ti vedo

Io ti vedo

Io ti vedo.

La famosa frase dell’altrettanto famoso film Avatar (2009), ha fatto il giro del mondo e devo confessarti che anche per me ha sortito un certo effetto e balzo al cuore la prima volta che l’ho “sentita”.

Credo che la sua potenza stia proprio nel fatto di aver trovato in tre parole quello che la nostra anima cerca da sempre.

Da quando nasciamo, fino alla fine, conservando anche per il dopo la morte questo desiderio.

IO TI VEDO.

Il “vedere” è un vedere dell’anima. È un vedere colmo di amore.

Anch’io nella mia vita ho fatto esperienze di non essere vista.

Cerchiamo questo, del resto.

Uno sguardo autentico che ci veda per chi siamo. Uno sguardo accogliente che non ci condanni alla confusione, al fraintendimento, all’incasellamento.

La vita è anche questo: un lungo e affascinante, quando anche doloroso, processo di individuazione.

Ed è all’altro spesso che consegnamo questo compito.

Qui uno dei punti di maggiore rischio e fallimento.

Perché l’altro ci guarda con i suoi occhi e le sue capacità, l’altro ci vede a partire dal suo mondo.

Lo sguardo dell’altro tuttavia ci può aiutare comunque, a differenziarci, ad imparare a vederci laddove noi non giungiamo. Anche nel non riconoscerci, nel non vederci ci aiuta a comprendere chi siamo.

Questo spesso lo puoi dimenticare, quando troppo presa a difenderti o attenta a non confonderti.

Doppio taglio “l’altro”, quindi.

Tuttavia, in questa dinamica della relazione, Io ti vedo assume anche un altro senso.

Che è quello dell’Io mi vedo.

Come aneliamo che l’altro ci veda ( e lo faccia con amore), così abbiamo da farlo con noi stesse.

Ormai è diffusa la consapevolezza di dover essere noi per prime a vederci. Come possiamo pensare che sia l’altro a vederci quando noi non ce lo permettiamo e ci ricopriamo di giudizi, colpe e paure?

L’immagine che porti nel mondo corrisponde a chi sei?

Hai costruito una tale montagna di non devo essere e di paure, che quasi non trovi più dove sei finita. E proteggerti non è semplice, trovarti anche, anche perché sei in trasformazione continua.

Quali rocce dicono di te?

Come trovarle?

Il processo di vedersi con amore è spesso molto lungo e passa attraverso diverse fasi e atteggiamenti.

Alcune:

– Accettare e scegliere di mettere una distanza con l’altro, di lasciarlo andare quando ci rimanda un’immagine di noi non reale, quando le sue parole e azioni non fanno altro che abbassarci e denigrarci e non ci aiutano a far emergere il nostro valore.

– Accettare di guardarsi e vedersi, con amore. Chi è abituata a non farlo conserverà sempre una parte in sé di rifiuto…

– Accettare le proprie ombre e di correre il rischio di non piacersi, almeno all’inizio.

– Accettare il rischio di amarsi veramente e le conseguenze di questo (dire dei no, scegliere, scegliersi).

– Il rischio più grande: amarsi, in tutto quello che questo significa: lasciar andare relazioni dove si prendono soltanto briciole e ci si accontenta, lavori dove siamo sminuite e non viste appunto.

Perchè il punto è anche questo: scegliere di lasciarti vedere. E di manifestare la tua luce, proprio dove le ombre sono più grandi. Attingere da lì.
Osare mettere mano dove più ti spaventa ma dove sai che ci sono i tuoi segreti, mossa dal profondo desiderio di essere vista finalmente, da te stessa. Osare andare a guardarti, stufa di stare male, stufa dei soliti copioni e ruoli di nascondimento e di mancanza.

Un abbraccio
Roberta

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