MARATONA POTENTE COME UN CANTO – Le ferite del femminile

MARATONA POTENTE COME UN CANTO – Le ferite del femminile

Tutte noi portiamo dentro di noi delle ferite. Ferite del femminile. Ferite che sanguinano anche se non le vediamo o sentiamo più, o non lo sappiamo.

Sanguinano antichi dolori, antichi quanto noi.

Si perdono nel tempo passato e hanno parole quasi impercettibili al nostro cuore.

Ma sono scritte nella carne e nel corpo. Zampillano lievemente, in un respiro accorciato, nelle spalle ricurve e nel cuore abituato a sentire meno, a piangere per un film piuttosto che per un dolore reale.
Escono dove e quando possono. Ci hanno fatto scegliere copioni di un tipo e certe maschere.

Tentano di farsi ascoltare nei rigagnoli del nostro vivere convulso, in qualche momento di sosta dalle urla del vociare interiore: la testa che non smette di parlare e progettare, la volontà che ci fa agire, e mai fermare per stare con noi, per ascoltare quel dolore antico.

Le ferite del femminile sono ferite del nostro cuore di donna, di cura e di amore.

Si sono formate tutte le volte che abbiamo amato e siamo state respinte, tutte le volte che abbiamo aperto l’anima e siamo state non viste, non riconosciute. Ogni volta che abbiamo dato il nostro amore e il nostro entusiasmo, la nostra capacità di amare e di gioire.

Possiamo averle scambiate per altro, per nostra inadeguatezza, per nostri sbagli. Perché avevamo sbagliato noi, perché insistevamo per avere tempo e qualità, considerazione e vivere amore.

Perché volevamo tempo. Volevamo vita condivisa. Volevamo ascolto autentico, condivisione di esperienza qui ora. Volevamo gioia condivisa. Progetti condivisi.
Noi Sappiamo. La qualità delle ore, sappiamo attendere nove mesi per la vita. Noi Sappiamo la pazienza, la resilienza e che la vita è soltanto una e va vissuta ora, non domani.

Noi sappiamo vedere l’anima. Sappiamo l’ombra e il buio e la luce, le stagioni, e la saggezza del bosco. Sappiamo il fondo del mare e la cima dei monti.

Sappiamo le profondità dei misteri antichi e della passione della carne.
Abbiamo scritte le parole del sacro e dell’inviolabile. Se una donna parla di ferita del femminile, un’altra donna subito “sa” di cosa sta parlando.

Abbiamo imparato a ignorare il nostro sapere, a girarci dall’altra parte, per ingoiare lacrime di rabbia e di ingiustizia, mute e tristi, in un angolo. Incapaci di dare un nome a quel dolore.
E nel tempo delle notti lo abbiamo ricoperto di parole, di spiegazioni, di giustificazioni. Di paura e sgomento, di delusione e rabbia. Di atteggiameni cristallizzati.

Troppo doloroso un padre che non ci sapeva traghettare nel mondo. Che non ci vedeva. Per noi soltanto doveri e critiche. E poco, pochissimo tempo. Abbiamo conosciuto padri duri, induriti dalle loro storie, incapaci di relazioni di cura e attenzione. Padri profondamente fragili che non sapevano farci da saldi testimoni del nsotro femminile. Troppo abituati al solo lavoro, nella paura di perdere. Centrati unicamente ai bisogni materiali, raffreddati nella rabbia e nella durezza di vite a metà.

Troppo dolorosa una madre anaffettiva, riempita di dover essere, di progetti falliti, di fragilità e confusione, gelosa del nostro diventare donne, capace solo di giudizi e intellettualizzazioni. Triste nella sua relazione, impossibilitata a dire basta. Prigioniera del suo ruolo. Troppo spaventata e persa nella sua storia di donna.

Troppo dolore per noi giovani donne. Troppo.

Questo dolore ci ha accompagnato negli anni, sempre più silente, in un angolo del nostro corpo, camuffato da guerriere senza fatica, arrabbiate paladine difensore dei diritti.

Nel regno dell’assenza la ferita, ha congelato le emozioni.

Incapaci oggi di essere felici. Troppo dentro a dei copioni di sacrificio e di mancanza di speranza in un possibilità migliore, le nostre ferite ci tengono in pugno, finché non le vorremo tenere con mano lieve, con tocco leggero e ascolto pulito.

Quasi come se avessero vinto loro.

Chiederebbero di essere viste e amate, senza più rabbia e recriminazione, ma solo accolte con profondissimo amore. Sono ferite profonde, che forse condividiamo con le nostre sorelle e madri e nonne. Ferite tramandate e mai guarite che chiedono oggi a noi di essere viste e sanate.

Ferite dell’anima, di chi non è stata amata, vista, voluta tutta.

Ferite profonde che ci hanno coinvolte nella nostra identità di donna, a tutto campo, non riconoscendoci il nostro diritto di abitare con gioia questa vita, di essere amate per chi siamo, di essere cercate, volute, volute in tutto.

Tu per prima ti sei mai voluta? Ti sei mai amata? Sai di essere preziosa?

Che cosa aspetti a riconoscere il valore che sei?

Chi ti ha ferita non è più la stessa persona di allora. Puoi fare giustizia riconoscendoti la ferita che hai. Amarla e prendertene cura. C’è un tempo per la ferita del femminile. Riconosci il diritto del tuo dolore. Parla le sue parole. Piangi le sue lacrime. Urla la sua rabbia. Sana il corpo ferito con unguenti sacri.

Alzati poi, metti i vestiti della festa, e inizia ad amarti. Da donna. Come avresti voluto.

Con quei tempi, cura, attenzione ed ascolto. Da qualche parte si deve iniziare ad amarci e a sanare le ferite.

Puoi iniziare a partire da oggi.

Scrivi ogni giorno per dieci giorni un motivo per cui sei amabile.

Se vuoi condividilo nei commenti. Sarò lieta di leggerlo!

Un grande abbraccio

Roberta wild 🔥

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Prima giornata 
ASCOLTA IL MOVIMENTO E L’ENERGIA DEL TUO CUORE

Eccoci al primo giorno di questo mese d’amore.
Come stai? 
Che energia c’è?
Come ti sei svegliata?
Quali emozioni all’inizio di questo viaggio di amore?

Questo percorso è un regalo che ti sei fatta, unicamente per te.

Com’è esserti fatta un regalo? Che sensazione provi?

Non è frequente regalarci qualcosa solo per noi. E’ già esso stesso un atto di amore. Spesso non ci diamo neppure questo permesso. Questo è già un primo passo, da benedire e di cui essere fiere. Un primo passo che porta esso stesso in sé frutto.
Magari è il primo che ti fai, magari sei abituata. Spero comunque che questo possa diventare un regalo speciale.

Ti invito a prendere un quaderno che ti piaccia, e che terrai per tutto il mese. Lì potrai annotare pensieri, disegni, segni, simboli e qualche piccolo oggetto preso qua e là…
Sarà come un diario, segreto. Se vuoi.

Voglio darti alcuni suggerimenti importanti che varranno per tutto il mese. Sono come degli ingredienti che potenzieranno i risultati.

Primo: cerca un luogo appartato, un tempo solo per te, in cui non essere disturbata. Un luogo di potere. Quel luogo in cui ti senti protetta e a casa.

Secondo: tempo per te. Questo percorso già vuole regalarti questo. Prenditi tutto il tempo necessario per svolgere il tema della giornata e ritagliati alla sera un tempo per scrivere e segnare quello che è emerso.

Terzo: non fare alcuno sforzo per le giornate che seguirai. Se un tema non funziona, non intestardirti, significa che non è il momento per te. Potrebbe arrivare dopo, magari dopo un mese, un anno, chissà…

Quarto: cerca di vivere le giornate più di pancia e d’istinto che puoi. Segui la traccia senza troppo riflettere o pensare. Rispondi, agisci e dopo rifletti.

Fatte queste premesse, entriamo in questa prima giornata.

Metti un intento per l’intero mese.

Ascolta in te come vorresti essere e sentirti alla fine di questo mese, e tutto quello che ti attende o vorresti che ci fosse.

Non mettere un obiettivo razionale, se riesci, ma un intento, del cuore.
Questo intento potrebbe anche non aver parole, frasi, potrebbe arrivarti come un sospiro, un moto del corpo, un’immagine, un respiro profondo. Ascolta e segna. Il gesto che giunge a te dalle tue profondità, quelle dell’anima e del cuore.

Se avessi una bacchetta magica, se potessi sognare al di là di tutto, quale intento del cuore e dell’anima arriverebbe? Una parola.

Con quale energia?

Ora immaginati. Chiudi gli occhi e immaginati come vorresti essere alla fine.

Immagina, quali emozioni vorresti sentire, quali azioni, quale vita. Segnalo dentro di te, ascolta le emozioni che ti provoca e poi lascialo andare. Si è inscritto nel percorso, come traccia silente di questo mese.

Con questo sussurro del cuore e questa immagine di te che hai consegnato all’universo, questa prima giornata si conclude.
Ne sentirai il vento anche nelle prossime.

Ti invito a questo punto a mettere nuovamente le tue mani sul cuore e ascoltare questo gesto quale energia ha mosso in te. Tienila anche per domani.

Ti ricordo, se vuoi, che puoi iscriverti, se non lo hai ancora fatto, e condividere, nel gruppo WILD di fb Roberta Bailo coach , il tuo intento del cuore o quello che vorrai.

Un abbraccio grande

A dopodomani

Roberta