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Nella terra dell’amore

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Resistiamo e ci separiamo dalla terra alla quale apparteniamo.

Da quella terra dove c’è l’amore. Non quello retorico e sfuggevole, quello vero, del cuore contattato e unito, intero.

Fuori dalla terra dell’amore c’è il giudizio, la paura, il non sono adeguata e non vado bene. In quella terra si vive sole, spaventate, sempre all’erta, in pieno controllo delle reazioni e dei gesti.
Non circola l’aria, i muscoli sono tesi, le mascelle serrate, il piacere non circola e non rigenera.

Tutto è al risparmio, di rilassatezza, di slancio e di entusiasmo.

C’è calcolo, ipercontrollo, i sorrisi sono tesi, l’aria non entra e non si espande, il corpo è in costante fame di aria. C’è paura di mostrarsi per chi si è, paura. Perchè nella terra che sta dall’altra parte rispetto a quella dell’amore, che possiamo chiamare la terra della Separazione, siamo sempre in attesa di un giudizio, di un rimprovero, l’attenzione è tutta su ciò che non va, su come potremmo essere diverse, dire e pensare in un altro modo, iper attente a non dire cavolate, a non sconvolgere. Ci alleiamo così con chi vuole concimarla e farla crescere, ogni volta in cui ascoltiamo un giudizio, ogni volta in cui non ci fermiamo a respirare profondamente, ogni volta in cui ci facciamo spostare dal nostro centro, dal nostro cuore.

Anche noi nella terra della Separazione, giudichiamo, rispondiamo a tono, viviamo come una eterna guerra e gara le relazioni, con noi stesse (ogni volta in cui non siamo contente di noi) e con gli altri, ogni volta in cui interpretiamo le intenzioni con diffidenza, ogni volta in cui leggiamo le reazioni dell’altro a partire dalla sfiducia, alla ricerca di sole conferme ai nostri sospetti.
La partita è per la separazione.

La terra dell’amore cambia la prospettiva e l’intensità dello sguardo, colora diversamente ogni cosa, la stanchezza e la fatica vengono accolte, i giudizi riposti nel loro luogo, dove diventano caratteristiche da accettare o meno, a partire da uno sguardo distante di esame di realtà; l’ansia da prestazione e il perfezionismo vecchi ricordi buffi da accogliere con tenerezza.

Qui si gioca per l’unione e l’interezza, dove ogni parte di noi stesse ha un valore sacro e finalizzato, dove molteplicità è abbondanza, dove ogni tratto è curioso e interessante per chi lo guarda e incontra. Dove talento e valore osno in figura. Sullo sfondo ciò che non si riesce, esaltato come spinta di crescita.

Si può ridere con leggerezza di uno sbaglio, una mancanza rende avvicinabili, ognuna è perfetta così come è. Dove si può rimanere e riposare.

Le parole sono differenti, hanno toni leggeri e lievi, laddove dall’altra parte pesano come macigni che si ancorano dentro e affaticano i passi.
Difficile uscirne veramente.

Tu in quale terra sei?

Un abbraccio
Roberta

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