Parole sacre, parole wild

Parole sacre, parole wild

Passiamo la maggior parte della nostra vita a non dare importanza a noi stesse.

Questo spesso avviene anche tramite le parole e i gesti che compiamo.

Parole lanciate al vento, mezze parole, buttate lì senza intento, gesti distratti, minimizzanti nei nostri confronti.

Il più delle volte dicono la non importanza che diamo a noi stesse e ai nostri sentimenti.

Come se non fosse poi così importante… quello che vediamo, proviamo, sentiamo. E diciamo, ci diciamo.

Con le parole possiamo spegnere o accendere, e creare realtà.

Hai mai fatto il gioco del “fai come se”?

Prova ad agire e parlare, per un giorno intero, come se fossi una donna amabile e felice e sicura di sé… la donna che fai così tanta fatica ad essere…

Quali parole useresti con te oggi?

E quali parole manifesteresti oggi?

Le parole danno colore e contorno.

Veicolano realtà nuove. Riescono ontologicamente a crearle.

Se io dico che esiste cosa buona, essa lo diventa.

Dare nome e parola, crea. Energeticamente.

Porta sul piano del reale.

Attenta a quello che ti dici…

Come sarebbe se scegliessi parole di amore per te stessa?

Da quanta fatica ti alleggeriresti?

Quanto puoi smettere di nutrirti di parole negative?

Le parole riescono a creare al negativo e spesso non abbiamo il coraggio di verificare che questo potrebbe accadere anche al positivo.

Il nostro cervello tende a scivolare più facilmente su quelle negative.

Siamo come programmate e scaramanticamente addomesticate a credere ad eventi negativi, come se si commettesse peccato a credere, a dare parola, e così esistenza, al buono.

Intanto non ce la farò mai, ti sei mai fermata ad ascoltare quanto pesa dentro di te?

Come taglia le gambe?

Quale lancio stai lanciando al mondo e a chi invece vorrebbe avvicinarsi a te?

Intanto non mi amerà mai… hai mai sentito lo sbarramento interiore che crea intorno a te?

Quale sfida pesante lanciata all’universo?

Se ti sei abituata a pensare e dirti parole di disistima, di afflizione, di paura, di sfortuna, continuerai a leggere il mondo e a crearlo da quel linguaggio. Guarderai te stessa e ti farai vedere da quel lato.

Il linguaggio della mancanza e del non valore.

Quando inizi a prendere consapevolezza di tale aspetto, di tale china, tirare il freno e cambiare direzione non sempre è semplice.

Un’abitudine così vasta è talvolta complessa da scardinare, ma ovviamente diventarne consapevole è già un buon primo passo.

E poi creare una nuova abitudine, fatta di piccoli attenti suoni e parole di cura.

Che non suonano come frasi fatte e preconfezionate, adattabili asetticamente a tutti, ma che hanno il colore del tuo cuore. Parole del cuore. E dell’anima.

Fermati e ascolta se la parola che stai per pronunciare su di te o sulla tua realtà, è pesante o leggera.

Fermati ad ascoltarne il valore. Ha un cuore per te? È vivificante?

Quale energia crea e trasporta?

Rende giustizia alla tua bellezza?

Poni attenzione, non è onnipotenza, ma è il tuo movimento del cuore e dell’anima.

Crea il tuo mantra…

 

Un abbraccio
Roberta

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