Quando le cose non girano

Oggi voglio parlare di me, di alcuni aspetti della mia vita che sento che non girano, non scorrono per il verso giusto, o almeno per quel verso che vorrei tanto io. 

Leggo tantissimo, e tra le letture sparse che faccio, incappo sempre in articoli che mi dicono di prendere in mano il mio destino, di liberare la mia anima, di imparare a sognare, di essere me stessa, di mindfulness, di sviluppare le proprie potenzialità, i propri talenti, vivere delle proprie passioni, e così avanti.

E devo dire che io per prima amo questo modo di sentire la vita, io per prima ho impostato vita e professione su anima, passione, energia e senso della vita. 

Eppure alcuni aspetti ai quali tengo molto non si muovono.

La mia testa non capisce come mai, mi chiedo ma come è possibile che quella cosa lì, alla quale tengo così tanto non si smuove? E mi arrabbio. A chi non è mai successa una cosa del genere? Penso a molti, moltissimi.

Mi intestardisco e cerco tutte le strategie possibili e vincenti per smuoverla.

Come quando vogliamo a tutti i costi una cosa e facciamo di tutto per ottenerla: chiediamo insistentemente, ci arrabbiamo, continuiamo ad insistere, facciamo notare ogni volta che non accade.

A cosa sto pensando? alle banalità della vita quotidiana, ad esempio, come quando vorresti che tuo figlio mettesse a posto i quaderni nello zaino dopo che ha fatto i compiti e non lo fa; o quando vorresti tanto che tuo marito, dopo averglielo chiesto centinaia di volte, mettesse il tappo al tubetto del dentifricio, e lui continua a non farlo…

Anche se so che non sono meno importanti gli aspetti concreti della vita quotidiana, penso anche ai momenti più decisivi della vita, quando vorresti con tutto te stesso che il lavoro che ami tanto andasse bene, che un tuo quadro venisse venduto, ma non succede, nonostante tutto l’impegno messo.

Ma allora che fare?

Continuare a insistere, cercare strategie, altre strade che portino al risultato che vorresti, ancora insistendo, ancora non dormendo a pensare cosa potresti fare, “fare finta” che non ti interessi, un po’ come quando ti piace qualcuno e lo ignori, oppure…

Ecco il punto. Oppure.

Non ho trovato una strategia “vincente”, ad oggi non ancora. Ma ho voglia di condividere il fatto che sto provando altro. Un altro che passa attraverso altre strade, che cammina su altre onde, che sa di magico ed ha un altro colore. Se il colore dell’intestardimento può essere nero, scuro, grigio o rosso arrabbiato, il colore che sento ha questa nuova strada per me è un colore lieve e leggero, è il colore del lasciar andare. é verde, azzurro e rosa. Il gusto da amaro e acido sta diventando buono e piacevole.

Ho deciso di lasciar andare.

Da dentro di me, nel mio intimo, in quel luogo dove parlo io con me stessa e basta, in quel luogo dove “io so”. Sto lasciando andare.

La rabbia per le piccole cose, la frustrazione per le grandi, la delusione cocente, l’invidia, l’amarezza, la sfiducia. Le ascolto per poco, intanto so che sono state ascoltate da tanto tempo, e ora posso anche smettere. Non ho più bisogno di loro e loro non ne hanno di me… e le libero. Le lascio andare laddove vogliono, ma fuori di me. Le ascolto per qualche minuto e poi le mollo.

Lascio andare.

Le arrabbiature, il tappo del dentifricio, i quaderni dei compiti sul tavolo, il piatto ancora sporco, le piccole offese familiari, i “non ci sono riuscita”, e io vado, continuo. Ho sposato un altro modo. Mi ascolto, ma non rimango più attaccata a vecchie modalità di relazionarmi con me stessa e con il mondo.

Per ora lascio andare, persino l’idea che mi appassiona.

E si vedrà. Non so se raccoglierò frutti a lungo termine. So che oggi sono più serena e leggera. E che ho tanta nuova energia finalmente libera per altre passioni.

 

 

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