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Riprenditi il potere che hai ceduto ad altri

A chi ho ceduto questo potere? Senza accorgermene, distratta dalla vita che andava avanti, inciampando qua e là in sospiri e dubbi di un attimo…a chi ho abdicato la mia vita, il mio potere, la validità dei miei sentimenti?
Ceduto ogni tanto, a volte per stanchezza, abbassata un po’, dentro, per quieto vivere, per paura tante altre, per noncuranza e perché non mi prendevo sul serio, per non sembrare ingrata.

Raccontandomi che era per saggezza, perché dobbiamo crescere, perché la vita è altro, perché si fa così. Barattiamo la nostra interiorità in cambio di finta felicità, di ideali che appartengono ad altri, di guru che ci promettono grandi gioie.
Si perché possiamo cedere il potere di tutto.

A che cosa?

Alle idee, a quelle che sembrano vincenti, “funzionare” e che promettono grandi successi. A quelle che restano sulla superficie e ci fanno sentire apparentemente bene. Un bene che dura poco e che non implica la nostra partecipazione autentica, con il nostro senso critico. Idee prese qua e là, slogan che ci catturano e prendono l’emotività superficiale. Quelle massime che vanno bene un po’ per tutti, da post di facebook o di instagram, piatti come lo schermo di un cellulare o di un pc.
E così alle teorie, ai politici, alle masse…alle mode, a quello che fanno i più, pensano i più.
A dei doveri, a delle tradizioni. “Si fa così da sempre”. “Questa è famiglia” “Questo è normale” “è così che sarai felice…”.
No, questo va contestualizzato, questo è periodo storico che tiene conto di tanti contesti culturali, economici, emotivi ecc.; queste sono mode che passano. Questa è religione di questo paese, di questa epoca…e così via.

A chi?

Alle persone.

Ad una madre che aveva troppo bisogno di noi per lasciarci andare e che ci faceva sentire in colpa solo perché volevamo essere felici e vivere la nostra vita, mentre lei aveva sacrificato la sua per soffocarci di bene. Ma questo avrebbe voluto dire lasciarla andare alla sua di vita. Lasciare che lei trovasse il suo coraggio di prenderla in mano. E che potesse fare i conti con la sua infelicità.

Ad una madre iperansiosa e soffocante, che colmava i suoi vuoti con lamentele e critiche. Insicura di tutto, insicura di noi. Senza fiducia nella vita. Che altro non poteva darci.

Ad un padre che ci faceva sentire inadeguate perché non gli volevamo abbastanza bene, con tutti i sacrifici che aveva fatto per noi. Consegnandogli il potere di dirci se andavamo bene per le donne che stavamo diventando. Se eravamo amabili. Se poteva valere la pena trascorrere del tempo con noi, bello ascoltarci per le nostre idee e scoperte e sogni.

Ad un compagno, un amore. Che ha deciso il bello e il cattivo tempo, che ci ha detto se eravamo abbastanza magre o desiderabili sessualmente. Che ci ha riconfermato le nostre idee inadeguate su di noi. Che poteva decidere se amarci, per sempre o no. Che ci ha detto come dovevamo essere, pensare, sentire, comportarci da “brave madri” “donne sensate” “donne con senso pratico””vere donne”… Che ci ha allontanate perché volevamo tempo, attenzione, comunicare, costruire.

Ai sentimenti e bisogni. Quando erano “troppo” anche per noi. Abbiamo ceduto il potere di noi stesse quando ci siamo fatte sopraffare da quelle paure di non farcela da sole, di non poter vivere senza l’amore, quando il bisogno di – ha prevalso e ci ha umiliato, angosciato, fatto perdere l’amore per noi stesse. Elemosinanti di amore, crocerossine di “io ti salverò, dimenticandomi di me” perché tu hai bisogno di me e io ti amerò per tutta la vita… dipendenti.

Eroine del sacrificio, candidate perfette per la vocazione a donne infelici. Nascoste nei complessi dell’ingratitudine e dell’egoismo. Vittime di noi stesse, sposate a grandi ideali di sacrificio.

Alle idee di come dover essere, come doversi comportare, come dover scrivere la storia della nostra vita, in base a quello che ci avevano detto o fatto vedere con i comportamenti. A quei copioni di vita che non si modellavano a noi, ma che erano sulla falsa riga di altri esterni. Presi i pezzi qua e là, un po’ da un’aspettativa, un po’ da un’altra. Puzzle pasticciati di identità altrui, per essere accettabili, per andare bene un po’ a tutti. Per essere mezze contente di noi. Per salvare qualcuno, del passato, che dovevamo riscattare da antiche colpe.

Al denaro… investito di un potere indebito, ingigantito e destituito del suo ruolo di energia, di investimento, di scambio e di strumento per.

Riprendersi il potere allora passa da qua: dal rendersi conto di aver ceduto ad altri o ad altro il potere di noi e della nostra felicità. Spostate verso l’altro, a partire da un baricentro inesistente. Fagocitate da doveri, sacrifici, bisogni spasmodici e paure di abbandoni.

Alzare la testa, tornare su se stesse e riprendersi quello che ci appartiene di diritto: noi stesse. Recuperare le nostre idee, il nostro senso critico, i nostri valori, i sogni e gli ideali. Proteggere i sentimenti, svegliarsi da autoipnosi di sacrificio.

Sacrum facere” per primo nei confronti di noi stesse e delle nostre vite. Riconoscere il nostro valore unico. e stare dento al nostro potere autentico. Riempito di tutto quello che vuole dire “Io”.

E tu a chi hai ceduto il tuo potere? 

Roberta

 

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