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Ritrova i tuoi pensieri e desideri felici…

Non è un articolo dove troverai certezze oggi. Ma solo domande e riflessioni per smuovere e creare altre domande, per smuovere la creatività… e per stare di fronte ad una nuova realt.

Una nuova realtà di fatto si è creata. Di relazione con noi stessi e con gli altri.

Stiamo vivendo nell’incertezza da giorni ormai e, senza farcene travolgere, credo che con questa dobbiamo fare i conti. Sia nel sociale sia nel personale.

La realtà storica che stiamo affrontando ce lo chiede. Come individui che vivono in una realtà e con essa interagiscono.

Osservo con umori alterni ormai quello che sta accadendo. Cerco di rimanere in quello che c’è il più possibile e centrata. In modo da non andare sull’onda delle reazioni umorali e ascoltare quale costruzione è possibile oggi.

Come poter ricominciare, mi sto chiedendo.
Una domanda che avrebbe trovato risposte differenti a gennaio, e che oggi si caratterizza diversamente, in una realtà così mutata e che sta mutando ancora.

La domanda che mi torna più frequentemente, oltre a riflessioni di tipo filosofico, politico ed economico che non voglio mettere qui, anche se in parte filtrano ed entrano, è quali relazioni possibili ci attendono da ora in poi, quali potremo costruire.

La realtà del Covid 19 ha fatto saltare in aria tutto questo.
La relazione e il contatto in questo momento sono accantonate in qualche modo.
Urge la soluzione medica e le strategie politiche.

Da coach che riflette da anni sulla realtà della relazione con se stessi e con l’altro, non posso non chiedermelo e cercare soluzioni dinamiche possibili.

Sia nell’oggi che stiamo vivendo, sia per immaginare un futuro possibile.
Ormai è chiaro che, sia che lo si auspichi o meno, la realtà di prima è saltata. Adesso abbiamo un terzo attore della relazione: il virus, con il quale abbiamo da convivere per molto tempo. Sia come fantasma e simbolo che incarna le nostre paure, sia come realtà concreta nuova.

E allora mi chiedo quale fiducia è realisticamente pensabile poter costruire? Quali relazioni possiamo immaginare? Quali contatti, che preservino i nostri bisogni più autentici, e che non ci facciano perdere la vita?

Sono domande credo legittime che non hanno risposte certe e sicure. E il disagio però è lì, un disagio che questa volta non è frutto di fantasia e non fa i conti con la realtà, ma un disagio reale.

L’altro, come incognita, da sempre ci accompagna e oggi potrebbe diventarlo ancor di più.

L’altro, come specchio e come simbolo di tutto quello che ci portiamo dentro e con il quale spesso non facciamo i conti. Un altro che spesso respingiamo e sul quale proiettiamo le nostre paure e i nostri traumi. Un altro dal quale adesso e chissà per quanto dovremo stare distanti e idstanziati.

Entra un elemento in più quindi come simbolo. Il virus ci porta a stare ancora più distanti. Ne va della nostra vita. Quella fisica forse. Almeno così.

Come se la vita fosse soltanto un corpo e non una molteplicità di parti e di relazioni interne che concorrono a farne un tutt’uno molto più complesso e affascinante.

Che ne sarà delle emozioni che l’incontro con l’altro ci fanno vivere, delle nuove conoscenze che saranno limitate, del nostro desiderio di incontrare l’altro con il corpo, con tutto quello che in Gestalt si chiama il confine di contatto, simboleggiato dalla pelle?

Del desiderio di vita, d’amore, di incontro e di pensieri felici, che costituisce parte ontologica dell’essere donna, soprattutto?

Non ho risposte, come dicevo, sono domande che mi sto facendo e che mi fanno smuovere dentro.

Le relazioni umane sono fatte per l’80% di non verbale, di corpo e sono fatte di gesti, di incontri delle mani, di sfioramenti, di furtivi incontri di pelle. Tutto questo al momento va accantonato, chiuso e messo sospeso.

La mia speranza è che in questo modo non venga spento dentro di noi e che si mantenga vivo e forte il desiderio. Quel desiderio che sa inventare nuove strade e nuove soluzioni e che è al servizio della vita e della gioia.

Questo è un inno al desiderio, che mi auguro non venga mai spento.

Quel desiderio di vita e di abbondanza e di relazione che spinge da sempre l’uomo e la donna a cercarsi e a incontrarsi, nei fallimenti, ma che non si spegne mai in noi.

Perché di questo siamo fatti, di desideri e di fuochi. Oggi che sembra così difficile mantenerli vivi, non facciamo spegnere questa fiamma e questo desiderio di incontro di cui l’anima e il corpo hanno così bisogno.

Non siamo monadi, ma anime incarnate che necessitano di contatti con l’altro per crescere ed evolvere.

Non è un inno al contagio, sia ben chiaro, ma un memento a che non ci facciamo spegnere quella fiamma che arde in ognuna di noi alla vita. Vita che è fatta di corpi, di sessualità vissuta, di dono e di ricevere.

Non spegnamo i nostri sogni, i nostri progetti.

Cerchiamo strade le più creative ed originali per mantenere vivo tutto questo.
Facciamoci guidare dal desiderio e dai pensieri felici…

e tu che cosa senti e che cosa ne pensi?

Un abbraccio
Roberta

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